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Viterbo, chiusa maxi inchiesta sulla Asl: in 33 rischiano il processo

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Viterbo, chiusa maxi inchiesta sulla Asl:in 33 rischiano il processo

VITERBO - Una lettera di accreditamento di alcune strutture sanitarie giunta alla Asl di Viterbo all’inizio del 2007, inviata dall’assessorato alla Sanità della Regione Lazio (risultata falsa) è al centro del principale filone d’inchiesta della Procura della Repubblica. La falsa lettera di accreditamento ha comportato un contenzioso di 10 milioni di euro, tra la società che ne avrebbe beneficiato e la Regione Lazio che (accortasi della falsificazione) non ha pagato quella somma.

La missiva conteneva l’elenco delle strutture private autorizzate a fornire prestazioni sanitarie alla Asl, individuate con un’apposita delibera della giunta regionale, tra le quali non avrebbero dovuto esserci la Casa di Cura di Nepi e la Nuova Santa Teresa di Viterbo, entrambe di proprietà del Gruppo RoRi. Invece i nomi delle due case di cura figuravano tra quelle accreditate.

Si è trattato di un mero errore di trascrizione o di un fatto fraudolento? L’eventuale falsificazione è avvenuta a Viterbo o a Roma? E chi l’ha compiuta? Come mai la Asl ha impiegato più di due anni per accorgersi che lettera non corrispondeva al contenuto della delibera? Sono questi i quesiti cui stanno tentando di dare risposta gli investigatori.
Nel corso delle indagini, tra l’altro, sarebbe emerso che la Asl per acquistare le prestazioni dalla RoRi non avrebbe nemmeno seguito le procedure fissate dalla legge. Quindi, la spesa da 10 milioni di euro sarebbe illegittima a prescindere dall’accreditamento taroccato. Ed è per questi motivi che dapprima la giunta presieduta da Piero Marrazzo e poi quella guidata da Renata Polverini hanno bloccato i pagamenti, almeno finchè l’inchiesta non sarà chiusa.

Gli indagati sono sei: l’ex direttore generale della Asl Giuseppe Aloisio, il responsabile dell’acquisto delle prestazioni sanitarie Renato Leoncini, i titolari della società e due funzionari regionali. La magistratura starebbe vagliando la sussistenza degli estremi per contestare anche l’associazione a delinquere.

Maxi inchiesta sulla sanità della Tuscia. Non c’è solo la lettera falsificata nel mirino della Procura ma anche l’ipotesi di tangenti che vede coinvolte 33 persone, tra le quali anche un ufficiale e due marescialli della Guardia di Finanza. La procura si sta accingendo a chiudere la maxi inchiesta sulla Asl di Viterbo che la procura della Repubblica si accinge a chiudere con le richieste di rinvio a giudizio. I reati ipotizzati nei confronti dei ventiquattro indagati, in uno dei filoni dell’inchiesta, sono, a vario titolo, corruzione, concussione, turbativa d’asta, emissione di false fatturazioni, abuso di potere e falso. Le tre fiamme gialle finite sotto inchiesta sono il maggiore Piero Cirillo, all’epoca dei fatti in servizio a Viterbo con il grado di capitano, attualmente di stanza a Terni, e i marescialli Cesare Minuti e Gianni Menci. Tutti e tre, in passato, avrebbero lavorato a uno o più filoni di indagine sulla Asl.

I motivi per i quali siano stati iscritti nel registro degli indagati è coperto dal massimo riserbo. Secondo quanto si è appreso i loro nomi sarebbero collegati a uno scambio di favori reciproci con la direzione generale della Asl, sulla quale stavano indagando.

Trentatrè persone hanno ricevuto il preavviso di chiusura delle indagini relativo a una maxi-inchiesta sulla gestione della Asl di Viterbo. Tra gli indagati figurano l’ex direttore generale dell’azienda sanitaria, Giuseppe Aloisio, il professor Mauro Paoloni, consulente economico della stessa Asl, l’ex sindaco di Viterbo Pio Marcoccia, alcuni dirigenti della Telecom e di altre aziende fornitrici.
I reati ipotizzati nei confronti dei vari indagati sono: corruzione, concussione, turbativa d’asta, emissione di false fatturazioni, abuso di potere e falso.
La maxi-inchiesta è scaturita da diversi filoni di indagini relative a singoli fatti che sono poi confluiti in un unico fascicolo. Oltre al procedimento penale che si avvia a conclusione ce ne sono altri, sempre relativi alla Asl, ancora in fase istruttoria. Secondo quanto si è appreso nei prossimi giorni i pm incaricati dell’inchiesta, Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci, firmeranno la richiesta di rinvio a giudizio per tutti gli indagati.

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