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Squilli di rivolta a San Martino Infermieri sul piede di guerra

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Squilli di rivolta a San Martino Infermieri sul piede di guerra

Saltano gli aumenti. Risorse concentrate su due terzi del personale: "Le promesse non sono state mantenute"

Si prepara la rivolta degli infermieri di San Martino. L'appuntamento è per il primo settembre, giovedì della prossima settimana, alle due del pomeriggio, nel padiglione 8. Nel giro di un mese hanno visto accendersi la speranza degli aumenti di stipendio con i passaggi di fascia, poco per tutti, da 50 a 70 euro in più in busta paga, e poi il contrario.
Niente aumenti, nonostante sia aperta da anni una querelle sugli arretrati. O meglio, niente aumenti per un migliaio di dipendenti di San Martino, il cosiddetto personale professionista del comparto sanitario, vale a dire infermieri, fisioterapisti, tecnici di radiologia, tecnici di laboratorio e ostetriche. Un terzo a bocca asciutta. Agli altri due terzi, compresa un'ottantina di amministrativi, in compenso, spetterà l'aumento e pure una quota di arretrati. Le risorse sono state "concentrate" su due terzi del personale. "Restano fuori anche tutti i colleghi con meno di 8 anni di anzianità che non vedranno nulla in busta paga", scrive il coordinamento aziendale del sindacato degli infermieri, Nursing Up.
"Adesso basta, facciamoci sentire: reclamiamo la nostra dignità. L'amministrazione non mantiene le promesse fatte all'assemblea del 12 agosto mentre Cgil, Cisl, Uil e Fials sono silenti e conniventi". La protesta corre anche via internet e in attesa dell'assemblea è stato aperto un gruppo di discussione su Facebook. Il tema stavolta non è tanto l'azienda quanto i sindacati. A giugno infatti i sindacati iniziano la trattativa
con la Regione per gli arretrati del settore infermieristico. Tra fine giugno e inizio luglio, viene siglato un accordo dopo che a livello nazionale si è improvvisamente sbloccata la questione delle indennità infermieristiche dovute da otto anni e mai riconosciute. Sono milioni di euro arretrati che le aziende sanitarie non hanno mai accantonato. In Liguria si media.
La Regione spiega che non ha a disposizione più di 9 milioni per l'intero settore, i sindacati Cgil e Nursing Up dicono "intanto prendiamo questi, appena ci saranno disponibilità tratteremo sugli arretrati". L'accordo prevede di distribuire una media di 70 euro al mese di aumento per tutti, dai portieri ai capisala. Poi l'accordo arriva a San Martino per la contrattazione decentrata. E qui la sorpresa: Cgil, Cisl e Uil decidono di modificare i termini dell'accordo e di distribuire aumenti e quote di arretrati solo su alcune fasce. Dunque, la Cgil che a livello regionale aveva firmato quell'accordo, a livello aziendale ha cambiato idea. Così comincia a serpeggiare il malcontento che porterà all'assemblea del primo settembre.
"Chi resta fuori - spiega Oleg Curci, infermiere - fino al 2016 non avrà più un passaggio di fascia", che tradotto significa: non avrà più aumenti in busta paga.
Ma ha senso parlare di aumenti in un momento di crisi e mentre, come si evince dalla pagina a fianco, la sanità ligure ha il costo del personale più alto d'Italia? "Intanto stiamo parlando di arretrati, dunque di diritti maturati - dice Curci - Poi teniamo conto che a San Martino, ad esempio, il rapporto medici-infermieri è di due a uno: ogni due medici c'è un infermiere. E poi proprio restando a San Martino, questa azienda applica spesso le tariffe minime. Faccio un esempio: per la reperibilità diurna noi prendiamo 10 euro che è il minimo sindacale. I nostri colleghi di Verona prendono 40 euro".

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