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Infermieri, crollo delle iscrizioni all'università

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Infermieri, crollo delle iscrizioni all'università
Quello che dopo tre anni di studi aveva la certezza di un posto di lavoro sicuro, sia in nel settore pubblico sia in quello della sanità privata.
La favola è finita

di Marco Martignoni

C’era una volta l'infermiere. Quello che dopo tre anni di studi aveva la certezza di un posto di lavoro sicuro, sia in nel settore pubblico sia in quello della sanità privata. Quella favola è finita, tanto che ora il mestiere, non solo richiede una preparazione universitaria, ma nasconde anche le insidie del precariato.

L'analisi di quanto sta accadendo, arriva dai dati resi noti dalle domande di ammissione deposititate all'ateneo reggiano per quanto riguarda le lauree medico-sanitarie. Alla data di chiusura della presentazione delle domande di ammissione ai due corsi di laurea magistrale a ciclo unico (Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e Protesi dentaria) e alle dodici lauree di primo livello per le professioni sanitarie alla facoltà di Medicina e Chirurgia sono arrivate complessivamente oltre 2.700 domande: 1.135 per Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e 1.579 per il test di Professioni Sanitarie. Ma cala l’interesse proprio per Infermieristica (- 17,15% a Modena e – 20,60% a Reggio).

Ed è questo il dato che sorprende, soprattutto a Reggio dove Scienze infermieristiche fa parte di quelle facoltà considerate d'eccellenza.

“Consiglierei a un giovane di fare l'infermiere? - si chiede Antonio Boccia Zoboli, vice presidente provinciale del collegio infermieri - .Certo. Ma gli direi anche che per intraprendere questa carriera, occorre sapere bene quali sono le mansioni che dobbiamo affrontare quotidianamente e che per farlo è necessaria una forte convinzione di base”.

I dati resi noti dall'ateneo però mettono in risalto un disinteresse nei confronti di una professione che, negli anni, ha assunto un ruolo sempre più importante nel campo dell'assistenza. “Quello che ci preoccupa - dice Boccia - è il calo di coloro che noi consideriamo come ragazzi che hanno fatto la prima scelta proprio in Scienze Infermieristiche. Ci preoccupa meno chi invece ha deciso di rinunciare perché consapevole che raggiungere il posto fisso non è più cosa semplice”. Ma c’è un altro fattore che condiziona la scelte dei giovani: il tasso di occupazione post-laurea e gli stipendi. “Dal punto di vista economico - spiega Boccia - la figura dell'infermiere, per le responsabilità che ha e le conoscienze che deve avere nel suo bagaglio professionale, ha una remunerazione bassa, anche rispetto a tutti gli altri paesi europei. L'infermiere è quella figura professionale che c'è sempre: è quella persona che funge da interfaccia tra il paziente e il medico. E in un momento come questo dove la popolazione ha sempre maggiore bisogno di assistenza, l'infermiere diventa fondamentale. Ci piace definirci con le parole di Ligabue: una vita da mediano, sempre lì. Per quanto invece riguarda l'occupazione, oggi, rispetto al passato, i concorsi sono meno frequenti e per i tagli introdotti hanno prodotto una riduzione delle assunzioni sia nel servizio pubblico sia in quello privato”.
Ma secondo Boccia l'infermiere è una professione ancora molto affascinante.
“E' un mestiere - conclude - che richiede grande convinzione e una preparazione approfondita. E chi è davvero convinto e ha passione, può vivere un'esperienza professionale di ottimo livello”.



Admin scrivo: leggendo l'articolo trovo ancora la parola MESTIERE, ma questi la sanno la differenza tra professione e mestiere?

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Ovvio, dopo lo scandalo di falsi infermieri di qualche anno fa!
Dopo la scarsa disponibilità economica della regione in termini di Sanità
Lo sbocco è sempre più difficile.
Ovvio che la facoltà scarseggia! E sarà sempre peggio, questo dipiace tanto

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