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risposta articolo apparso sulla rivista:ordine dei medici

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risposta all'articolo pubblicato dal vicepresidente ord. med

Messaggioda dario62 » sab mar 20, 2010 3:14 pm
Nel numero 01/2010 della rivista ”Ordine dei Medici di Parma” abbiamo letto attentamente le ragioni e preoccupazioni, che l’hanno portata a scrivere che “Assegnare mansioni improprie ai non medici non giova al malato. Grande responsabilità politica nel consentirlo. Occorre rientrare nei ranghi”…E ancora.. “Ognuno faccia il proprio mestiere”….sacrosante parole!
Speriamo sia sempre così, caro dottore, ma forse Lei non ha ancora ben presente chi siamo e il codice deontologico che ci rappresenta.
Le ricordo che le due professioni, medico ed infermiere, sono ben distinte e delineate con specifici professionali percorsi formativi universitari, diversi, retribuzione economica e responsabilità differenti, ma con un fine comune: il cittadino/paziente.
La legge n.42 del Febbraio 1999 ha sostituito la denominazione professionale ausiliaria con “professione sanitaria”; Lei forse non è a conoscenza che il mansionario è stato abrogato e l’infermiere è diventato un professionista autonomo e responsabile del proprio operato.
L’infermiere si occupa dell’assistenza infermieristica ed è al servizio delle persone, della collettività, attraverso interventi specifici, autonomi e complementari, di natura intellettuale, tecnico scientifica, gestionale, relazionale, educativa. Il medico è quel professionista unico che si occupa della diagnosi e della terapia, identifica situazioni patologiche complesse ed in collaborazione con l’infermiere cerca di risolverle. La collaborazione è fondamentale per la risoluzione dei problemi e nessuna figura deve prevaricare o sostituire l’altra. Stia sereno dottor Muzzetto, l’infermiere non desidera eseguire prestazioni mediche.
Lei scrive “ esempi di fughe in avanti ce ne sono tante: come per la storia del 118, ove si ha l’utilizzo dell’infermiere autonomo nell’emergenza così come a livello del pronto soccorso, si ravvisano i termini di un abuso della professione medica”. Ipse dixit..
Le ricordiamo che:
L’art 10 del DPR 27 marzo 1992 recita che il personale infermieristico nello svolgimento del servizio di emergenza, può essere autorizzato a praticare iniezioni per via endovenosa e fleboclisi, nonché a svolgere altre attività e manovre atte a salvaguardare le funzioni vitali, previste dai protocolli decisi dal medico responsabile del servizio. Come Lei ben sa, il modello adottato dal DPR istitutivo del 118 è quello che gli studiosi hanno classificato come “standard roders protocol system”, cioè modello caratterizzato dalla predisposizione di protocolli di comportamento, senza generalmente essere in contatto via radio con il medico. In questo caso la legge recita che l’infermiere deve applicare il protocollo nella sua parte terapeutica laddove preliminarmente individui le condizioni diagnostiche che ne stanno alla base. In questo caso l’infermiere si comporta in realtà come un medico che agisce in base a protocolli, con tutte le responsabilità che ha il medico in questi casi, con particolare riferimento all’errore di diagnosi.
Scusi dottore ma dove sono gli estremi per definire abuso della professione medica?
Per quanto riguarda l’attività di triage di pronto soccorso, il ministero della sanità ha emanato delle linee–guida, le quali affermano che all’interno dei DEA deve essere prevista la funzione di triage come primo momento di accoglienza e valutazione dei pazienti in base a criteri definiti che consentano di stabilire le priorità d’intervento. Tale funzione è svolta da personale infermieristico adeguatamente formato il quale deve operare secondo protocolli prestabiliti dal dirigente del servizio. Gli obiettivi dichiarati dal ministero della sanità sono quelle di poter operare con efficienza e ridurre al minimo il ritardo nell’intervento sul paziente urgente. Per Lei sono parole di poco peso, ma per chi si trova ad essere nella condizione di bisogno e pericolo, credo che sia di vitale importanza la tempestività di ogni intervento. Noi abbiamo la formazione necessaria per poter affrontare le criticità di cui sopra e nello specifico, gli infermieri del 118 , ogni giorno, dimostrano di avere la preparazione adeguata e la grande professionalità che li accompagna e contraddistingue.
Lei scrive che nelle aziende ci sono “figure intermedie, atipiche e quasi mediche, i mezzi dottori”.
Chi ci definisce ancora minimedici o paramedici forse non ha ancora ben chiaro chi siamo e cosa facciamo o forse è un nostalgico dei tempi che furono dove l’infermiere era alle dipendenze del medico ed il mero esecutore di compiti impartiti.
Lei scrive che vuole riattivare il “mansionario”
Dottor Muzzetto con la legge 42 del Febbraio 1999 è stato abrogato il mansionario, è stato per noi un passo importantissimo, non si poteva parlare di professionista e contestualmente relegarlo ad un insieme di mansioni, come Lei vorrebbe ancora. Le leggi che hanno facilitato il percorso di crescita infermieristica negli ultimi dieci anni, sono state emanate dal legislatore per una consapevolezza ed una condizione socio sanitaria che si è venuta a creare. Le ricordo che il legislatore non è ne’ un medico, ne’ un infermiere, ma colui che ha redatto la norma in quel determinato momento storico, in base all’evoluzione e al costume della società.
Ad ognuno il proprio mestiere dottor Muzzetto, la laurea in Medicina e Chirurgia non Le permette ancora di abrogare leggi.
Lei scrive “infermiere diplomato in scienze infermieristiche”
Un altro errore dottor Muzzetto! Oggi l’infermiere è laureato (decreto 2 aprile 2001) il suo percorso formativo universitario è così composto: laurea di primo livello, laurea magistrale con relativi master universitari di primo livello e dottorato di ricerca. L’infermiere che termina l’iter formativo post base è un dottore magistrale con formazione di livello avanzato per l’esercizio di attività di elevata qualificazione in ambiti specifici. La formazione infermieristica ha però nel suo interno molte lacune in quanto è predominante ancora la componente medica e quindi l’insegnamento è orientato verso la diagnosi e la cura. L’infermieristica, come gli anglosassoni insegnano, ha una specifica identità tanto che siamo concentrati a far si che la formazione degli infermieri sia strutturata sempre più in tal senso.
Lei scrive: ” la soluzione passa per la strada dei ricordi positivi, come quando i collegi erano all’interno dell’ ordine dei medici”.
Da quanto si evince spera che il nostro collegio sia diretto dall’ordine dei medici. La informo che la legge 43/2006 art 3 sancisce la trasformazione dei vecchi collegi professionali in ordini professionali e il definitivo passaggio, da professione diplomata a professione laureata. Per motivi di opposizione (chissà di chi!!!) e contrasto politico non si è ancora dato luogo all’emanazione del decreto e la situazione è rimasta quella tradizionale, ma Le assicuriamo che presto costituiremo il nostro ordine.
Allora, magari, saremo Noi a chiederle di venire a unirsi al nostro ordine: naturalmente il presidente dell’ ordine sarà un infermiere laureato…cosa ne pensa?......... L’ aspettiamo numerosi.
Caro dottor nostalgico si ricordi Veritas filia temporis.

Cordialmente saluto
Dario Di Marcoberardino
Coordinamento Regionale FSI/USAE/CNI

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Ciao Dario62,complimenti davvero.
Delucidami su qualche legge,invio un post,fammi sapere.
CIAO.

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Manco i medici sono uniti tra loro.
Al sud è una vita che esiste il see and treet.
Ma i medici però ci devono dire da che parte stanno!

Poi vorrei sapere per una curiosità personale, ma gli altri sindacati come si sono mossi?
Per ora solo questo documento ci hanno presentato qui da noi.
VENGANO AVANTI ANCHE ALTRI E PARLIAMONE TUTTI INSIEME.

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